05 marzo 2021

Quattro chiacchiere - parte prima

Oggi inizieremo a scoprire cosa significa davvero lavorare presso la Biancalani Textile Machinery. E da più di vent’anni. Una nuova serie di articoli e interviste servirà a dare una sbirciatina dentro l’azienda, dove tutto diventa possibile, e a esprimere quanto Biancalani sia fiera della sua grande famiglia. Ma scopriamo qualcosa in più sui reparti tecnico e acquisti con A. e M., dipendenti storici dell’azienda.

Qual è la tua qualifica e da quanto tempo lavori per Biancalani?

A: Sono senior designer dell’ufficio tecnico e lavoro presso l’azienda da più di vent’anni. Prima di essere assunto da Biancalani ho lavorato per un paio di altre realtà del settore meccanotessile.

M: Sono responsabile acquisti adesso e lavoro per Biancalani da 23 anni. All’inizio della mia carriera, quando lavoravo in altre aziende, non riuscivo proprio a trovare “la scarpa per il mio piede”, come si suol dire. Cercavo sempre qualcosa di diverso, ma ora so che ho fatto bene a non smettere di cercare. Quando sono stato assunto da Biancalani, ho trovato il mio posto.

Possiamo dire che siete la memoria storica rispettivamente dell’ufficio tecnico e dell’ufficio acquisto dell’azienda: com’era lavorare per Biancalani all’inizio della tua esperienza e cosa è cambiato adesso?

A: Ricordo bene che quando ho iniziato il reparto tecnico era incredibilmente ben organizzato. C’erano due senior designer già molto affiatati e mi ricordo di aver pensato: bene bene, posso sicuramente fare una grande esperienza qui. Era un ambiente dinamico, collaborativo e competitivo allo stesso tempo. Penso che tali caratteristiche siano ancora parte integrante dell’ufficio tecnico che però, adesso, è ancora più vivace e, secondo il mio parere, più “fresco”, arricchito dalla presenza di persone giovani e volenterose. E io mi sento una sorta di comune denominatore che le tiene insieme.

M: All’inizio ero un impiegato del magazzino e poi ho fatto carriera, come si dice. Sono diventato responsabile del magazzino, poi della produzione e così via. Funzionava così e fa tutto parte del mio know-how. Quello che vedo adesso è la nuova generazione, o meglio, il cosiddetto ricambio generazionale che è fondamentale in un’azienda. E io sono sempre felice di dare consigli, funziona così.

Come pensi di aver contribuito e contribuire tuttora a fare la differenza?

A: C’è stato un periodo specifico nel quale il senior designer di allora ed io eravamo gli unici responsabili dell’ufficio tecnico. Forse è stato in quel momento che ho iniziato a fare la differenza, anche se è stato un periodo impegnativo e stimolante allo stesso tempo. Nel reparto tecnico, sai che il processo creativo prima e produttivo poi dipende da te e devi alzare l’asticella. Ad esempio, accade spessissimo che realizziamo un macchinario tessile non-standard, ossia modificato sulla base delle necessità del cliente. Lo stesso deve essere progettato nel dettaglio dall’ufficio tecnico che quindi ha un ruolo fondamentale, perché poi tutti gli altri reparti si basano sul tuo progetto. I procedimenti sono diventati sempre più complicati e la connessione tra il reparto tecnico e tutti gli altri è essenziale. Credo che l’ufficio tecnico sia il cuore del processo produttivo e voglio che sia sempre totalmente coinvolto in esso.

M: Dico spesso che la mia scrivania è un parafulmini (ride). Può essere frustrante perché ci sono continue interruzioni, ma dà grandi soddisfazioni. Si sa, il reparto acquisti fa la differenza in un’azienda, poiché si occupa dei fornitori, degli ordini, dei costi di produzione, di ricerca. “Potresti trovarmi…?” è la domanda che sento più spesso e io individuo la risposta migliore. È gratificante.

Qual è la parte migliore del tuo lavoro? 

A: La parte creativa, di progettazione, il design insomma, è sicuramente la più stimolante. Devi creare nuovi progetti, nuovi elementi oppure modificare qualcosa che già esiste così da renderlo perfetto per il cliente. Trovare la soluzione migliore è incredibile, è senza dubbio la parte che preferisco. Curo in maniera maniacale ogni dettaglio perché so che il progetto deve essere così perfetto che gli altri potranno basarsi su di esso. E il reparto tecnico potrà essere chiamato in causa per tutta la vita del macchinario. È motivante ed è con questo spirito che non mi sono mai tirato indietro.

M: Posso essere sincero? Non saprei. Perché io amo ogni step del mio lavoro. Spesso è capitato che fossi il primo ad arrivare in azienda la mattina e l’ultimo ad andarsene la sera e non perché mi aspettassi una promozione, ma perché quando lavoro il tempo vola. Mi piace molto anche essere d’aiuto e capita che mi faccia coinvolgere in aspetti del processo produttivo che magari non mi riguardano direttamente. Ma credo che questo sia il modo migliore in cui posso essere importante per l’azienda.

Qual è la prossima sfida?

A: I nuovi mercati. Il macchinario tessile AQUARIA® è qualcosa di realmente innovativo e significa nuove sfide e nuove opportunità. Biancalani significa da sempre un ambiente familiare, ma credo che oggi sia ancora meglio di prima: ci scambiamo continuamente idee, di persona, senza intermediari e senza filtri. Ed è questo che ha reso possibile l’incredibile progetto AQUARIA®. E penso anche un’altra cosa: non lo dico perché è politicamente corretto, ma credo che per affrontare nuove sfide sia necessario un nuovo punto di vista, ossia quello delle professioniste donne. Diversamente dal passato, oggi ci sono molte figure femminili molto preparate e che possono fare la differenza nel settore meccanotessile.

M: Molte cose sono cambiate e l’azienda ha nuovi progetti pronti per la diffusione come AQUARIA® e la interconnessione completa dei diversi reparti. Le cose buone richiedono tempo, come si dice, perciò credo che la nuova sfida sia lavorare su ciò che abbiamo creato grazie all’incredibile esperienza dell’azienda per presentarlo al mondo.

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